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FABBISOGNI FORMATIVI DELLE PMI,
IL SEMINARIO DI AREZZO
L’appuntamento organizzato dalla sede Api di Arezzo
Il 2 aprile scorso nella sede dell’Api di Arezzo a Terranuova
Bracciolini, si è tenuto il Seminario divulgativo dei risultati
relativi all’analisi dei fabbisogni formativi condotta su
alcune aziende del settore moda del Valdarno. Questo lavoro fa parte
di un più ampio progetto nazionale, commissionato dal Ministero
del Lavoro all’ENFEA (Ente Nazionale Bilaterale CONFAPI e
Organizzazioni Sindacali) con lo scopo di analizzare il mondo delle
piccole e medie industrie focalizzandosi in particolare sui fabbisogni
formativi e professionali delle aziende.
L’indagine sul territorio del Valdarno è stata condotta
dall’EN.FA (Ente Bilaterale Regionale dell’Api Toscana
e delle Organizzazioni Sindacali) che ha portato avanti l’analisi
sulla base di due impostazioni metodologiche rilevanti: la dimensione
territoriale vista come una dimensione di analisi vera e propria
e non solo residuale; le PMI considerate non come grandi imprese
in piccolo, ma come entità aventi caratteristiche peculiari,
fortemente legate al territorio cui appartengono.
Strumenti di tipo qualitativo e comparativo hanno infine permesso
di analizzare per i diversi settori, diversi territori e diverse
tipologie di rete presenti sul territorio, e per le singole imprese
la struttura, il loro posizionamento, le loro strategie fino ad
arrivare all’analisi del lavoro all’interno delle imprese
stesse. Un lavoro complesso che è stato però in grado
di fornire indicazioni ricche e interessanti su diversi aspetti
della realtà imprenditoriale del settore e del territorio
oggetto di indagine. Al Seminario divulgativo dei risultati hanno
partecipato: il dr. Federico Sposato, V.Presidente e tesoriere CONFAPI,
il Presidente dell’Api Territoriale Carlo Cioni, il Segretario
territoriale Api Alessandro Rossi, la dr.ssa Sabrina Capra dell’IRSEA,
la dr.ssa Chiara Pecorini ed il dr. Di Luccio per l’ENFEA
Nazionale, la responsabile del progetto Donatella Caruso, i rappresentanti
delle Organizzazioni Sindacali, le rilevatrici designate e gli imprenditori
che hanno partecipato al progetto.
Durante l’incontro sono emerse importanti considerazioni che
hanno evidenziato la rilevanza del problema della formazione, specie
di fronte ai nuovi scenari che vedono le nostre imprese sempre più
proiettate verso il mercato globale. La formazione riveste, infatti,
un ruolo chiave nel processo di crescita delle aziende e riguarda
tutti i livelli professionali. Tuttavia l’esigenza di acquisire
le competenze necessarie per affrontare la competizione internazionale
deve conciliarsi con un’altra esigenza, non meno importante,
che è quella di conservare e trasmettere alle generazioni
future il patrimonio culturale delle nostre realtà territoriali.
Il settore della moda (tessile, calzaturiero, ecc.) ha radici antiche
nel territorio del Valdarno e questo ha permesso di raggiungere
livelli di qualità del prodotto estremamente elevati. Le
figure professionali e le competenze presenti sono il risultato
di una forte tradizione storica che ha consentito di tramandare
nel tempo un certo modo di saper fare e di lavorare.
L’analisi dei risultati, che saranno disponibili solo dopo
la presentazione ufficiale prevista per i primi di maggio, ha evidenziato
un sistema produttivo territoriale piuttosto eterogeneo costituito
da alcune imprese “leader” del settore della moda, di
dimensioni multinazionali, e da numerose imprese di minori dimensioni.
Fra queste ve ne sono alcune che realizzano prodotti finiti messi
direttamente sul sistema distributivo e altre che producono lavorazioni
per conto terzi e in subfornitura per le imprese precedentemente
descritte (leader globali e imprese più piccole che realizzano
un prodotto finito sul territorio).
La presenza di aziende leader che sono a diretto contatto col territorio
ed il mercato globalizzato fa sì che anche le PMI dell’indotto
si confrontino indirettamente con i problemi della globalizzazione
e della competizione in un sistema globale. Queste imprese sono
in grado di eseguire un lavoro di qualità con efficienza,
velocità e a costi contenuti secondo le direttive del committente.
Le PMI realizzano un prodotto che viene dato alle imprese leader
in un rapporto che sembra sempre più delinearsi come un’offerta
implicita di servizi. Il lavoro di qualità permette di fornire
un bene in grado di ottimizzare il processo produttivo della grande
azienda.
Lo scenario che emerge dall’analisi dei dati evidenzia senz’altro
la necessità di una crescita dell’apprendimento del
territorio. La rete delle PMI deve crescere non in modo atomistico
ma attraverso una crescita complessiva del territorio che ampli
le competenze dell’intero sistema.
L’ampliamento delle competenze interne all’impresa deve
essere accompagnato da un rafforzamento della struttura in un’ottica
strategica orientata all’innovazione di processo oltre che
di prodotto e dell’organizzazione interna all’impresa.
Questa è in sintesi l’evoluzione auspicabile per le
aziende del Valdarno e da questa ipotesi di scenario sembra delinearsi
una politica formativa fortemente integrata con le politiche industriali
e quindi con le politiche di sviluppo del territorio. Un territorio
che deve crescere complessivamente per garantire e rafforzare la
competitività delle sue imprese.
Nel corso del dibattito sono emerse anche altre problematiche legate
principalmente alla mancanza di un vero e proprio coordinamento
a livello nazionale, una sorta di rete che predisponga un nuovo
linguaggio di descrizione del lavoro, più adeguato a rappresentare
la situazione attuale, indirizzi e metodologie omogenee da utilizzare
nelle attività di ricerca degli organismi bilaterali. Infine
viene auspicata la creazione di un osservatorio interno all’Ente
Bilaterale che aggiorni continuamente i dati prodotti. L’aggiornamento
di questi è infatti fondamentale ai fini della loro efficacia,
solo così sarà possibile avere una base di supporto
per predisporre programmi di formazione adeguati sia alle esigenze
delle aziende che ai futuri sviluppi dei mercati e dei saperi.
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